L’altro Leonardo

L’altro Leonardo

L’altro Leonardo 640 480 Cristina Giacomelli

Giovedì 23 Maggio si è tenuto il primo incontro formativo del progetto Leonardo con Oscar Giannino dal titolo “La solitudine dell’Impresa”

In senso metaforico i numeri primi rimandano alla solitudine, in quanto sono quei numeri che sono divisibili solo per se stessi e per zero, ossia che non hanno relazioni con altri se non con se stessi e con il nulla.

Il noto romanzo di formazione “La solitudine dei numeri primi” scritto da Paolo Giordano, diventa ispirazione per “La solitudine delle imprese”, la prima giornata di incontri rivolta alle aziende del Progetto Leonardo che, attraverso 10 appuntamenti con cadenza mensile, esplorerà il mondo dell’impresa nei loro aspetti di approccio.
Parafrasando il titolo del romanzo in cui si narra di una struggente quanto travagliata storia d’amore impossibile, insieme all’ospite Oscar Giannino, abbiamo individuato  le  chiavi di accesso ad una mentalità imprenditoriale tutta “italiana” perché, e cito  “History Matters” – la storia conta – perché forma la nostra attitudine al business che nasce nella seconda metà del 1800 al contrario di quella anglosassone che si distanzia di quasi 3 secoli.
E quindi il nostro approccio risulta a metà strada tra il “solo” e il “solitario”, tra il moderatamente innovativo (ma non su modello Sylicon Valley) illuminante e il sentimentale post romantico dove anche la conduzione familiare riesce a fare affari con le multinazionali estere.

In un contesto nazionale in cui le PMI rappresentano il 95% della forza del Paese, le istituzioni rivolgono l’attenzione al restante 5%, perché – spiega Giannino – sono le dirette interessate alla discussione politica, la dirigono e ne detengono la “proprietà” intellettuale ed economica.
E’ per questo che si continua a salvare banche e grandi gruppi e si lasciano fuori dalla discussione politica, economica e finanziaria chi davvero lavora per costruire il tessuto sociale ed economico della nazione. E in un clima di crescita 0% le famiglie, il cui reddito continua ad abbassarsi, fanno goffi tentativi di risparmio per assicurarsi un “un cash di tutela” perché c’è una sempre più crescente paura del futuro.

Questa “immersione difensiva” del capitale umano, non produce valore e lo Stato, seppur chiamato ad intervenire, non agisce da “arte di guida”, e non recupera la reputazione persa nella gestione del potere, deludendo le aspettative del Paese.
I “wishful thinking” degli imprenditori riguardano sempre più l’abbassamento della pressione fiscale e la facilitazione agli investimenti. La formazione, in congiunzione col sistema scolastico, sta diventando un altro punto in agenda per ottenere professionisti che non perdono tempo ad imparare materie di studio che non saranno utili tra 10 anni o operare su macchine e software obsoleti già al giorno d’oggi.

La necessità di fare rete tra imprenditori che abbiamo anche la capacità di raccontarsi, è uno dei punti focali della nuova impresa che si eleva dallo stagno del silenzio e della segregazione e si scambia informazioni e opportunità. Il “data mining” interno al gruppo permette di non disperdere informazioni cruciale che solitamente finiscono nelle “tasche” delle banche e dei grandi gruppi che furbescamente se ne impadroniscono.
Si esortano così, gli imprenditori a essere più collaborativi e coesi per fare empowerment associativo e costituire istanze territoriali e nazionali per far fronte all’abbandono (e sottomissione) istituzionale, operare una politica normativa e facilitare l’inclusione.

I protagonisti de La solitudine dei numeri primi, segnati da traumi che non riescono a superare, si rifugiano in se stessi, autoescludendosi dal mondo. La solitudine è allora ciò che li accomuna ma che, per definizione, li allontana anche l’uno dall’altra.
In “la solitudine delle imprese” si è cercato di invertire le sorti e scrivere un finale a lieto fine in cui l’amore trionfa.